Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazioni comuni di EGFR, ovvero delezione dell’esone 19 o mutazione L858R, è disponibile una nuova opzione di prima linea basata sulla combinazione di amivantamab e lazertinib.
Sintesi
Si tratta di una strategia target e chemio-free, che agisce in modo complementare sul pathway di EGFR, con l’obiettivo di intensificare il controllo di malattia e intercettare alcune possibili vie di resistenza. Tale approvazione si basa sui dati dello studio MARIPOSA, studio di fase 3 randomizzato che ha confrontato amivantamab più lazertinib versus osimertinib nei pazienti con NSCLC avanzato EGFR-mutato non pretrattati. La combinazione ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione, 23,7 mesi contro 16,6 mesi, con una riduzione del rischio di progressione o morte del 30%. Il tasso di risposta obiettiva è risultato simile nei due bracci, ma le risposte sono state più durature ovvero 25,8 mesi contro 16,8 mesi; inoltre, anche le percentuali di pazienti liberi da progressione a 18 e 24 mesi sono risultate superiori con la combinazione. Tale beneficio si estende anche alla sopravvivenza globale. Nell’analisi finale pre-specificata, amivantamab più lazertinib ha ridotto del 25% il rischio di morte rispetto a osimertinib, con un HR di 0,75. A 3 anni, la sopravvivenza globale era del 60% nel braccio di combinazione rispetto al 51% con osimertinib; la mediana di OS non era ancora raggiunta con amivantamab più lazertinib, mentre era di 36,7 mesi nel braccio di controllo. Per quanto riguarda i pazienti con metastasi encefaliche al basale, la risposta intracranica è stata simile, 78% contro 77%, ma più duratura con la combinazione, 35,7 contro 29,6 mesi. Il beneficio clinico va però bilanciato con una gestione più attenta della tossicità, in particolare rash, edema, reazioni infusionali e rischio tromboembolico.
Rilevanza pratica?
La rilevanza pratica è l’arrivo di una prima linea target, senza chemioterapia, più intensiva rispetto al solo TKI. In un contesto in cui molti pazienti presentano già alla diagnosi fattori prognostici sfavorevoli, come elevato carico di malattia, metastasi encefaliche o epatiche, oppure co-mutazioni, la scelta terapeutica iniziale tende sempre più verso strategie di intensificazione precoce. Inoltre, la formulazione sottocutanea di amivantamab, valutata nel programma PALOMA e nello studio PALOMA-3, punta a semplificare la somministrazione mantenendo risultati comparabili alla formulazione endovenosa.
Bibliografia
- Cho BC et al. Amivantamab plus Lazertinib in Previously Untreated EGFR-Mutated Advanced NSCLC. N Engl J Med. 2024;391:1486-1498.
- Yang JC-H et al. Overall Survival with Amivantamab–Lazertinib in EGFR-Mutated Advanced NSCLC. N Engl J Med. 2025;393:1681-1693.
- Leighl NB et al. Subcutaneous versus intravenous amivantamab, both in combination with lazertinib: PALOMA-3. J Clin Oncol. 2024;42:3593-3605.
- AIFA/Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 78 del 3 aprile 2026: provvedimenti per amivantamab e lazertinib.